La Fiat è ormai, di fatto, un'azienda americana. La società realizza in Italia  meno del 9% del proprio fatturato consolidato (il 50% in meno di dieci anni fa). Nella Penisola occupa il 29% dei propri dipendenti e ospita il 28% dei propri stabilimenti su scala mondiale. I suoi profitti provengono interamente dalla Chrysler.


La Exor, la finanziaria di controllo della Fiat, a sua volta controllata dalla famiglia Agnelli, nel 2012 ha aumentato il fatturato omogeneo dell'11%, ma senza la Chrysler il suo giro d'affari sarebbe cresciuto di appena il 2 per cento.  Il fatturato della sola Fiat è infatti diminuito di quasi il 5%, dai 37,4 miliardi del 2011 a 35,6 miliardi.  Il gruppo Chrysler, con  i suoi 51,2 miliardi di euro di ricavi, ha rappresentato nel 2012 il 61% del giro d'affari totale della Fiat. E gli 1,4 miliardi di profitti netti riportati a bilancio dalla società al termine dello scorso anno non sono altro che il saldo tra i 2,45 miliardi di utili netti della Chrysler e il miliardo e oltre di perdita netta della Fiat.
Insomma, in Italia e nel resto dell'Unione europea gli affari  procedono male per il gruppo. Senza lo sbarco negli Usa, con l'acquisizione della casa di Detroit, oggi la Fiat non avrebbe alcuna prospettiva di crescita.  Il suo bilancio si sostiene grazie al mercato americano. In Nordamerica la Chrysler ha venduto 2.115.000 vetture nel 2012, il 19% in più dell'anno precedente, con performance molto positive negli Stati Uniti (+20%) e in Messico (+22%). In America latina l'aumento è stato del 5% e in Brasile, dove la Fiat detiene tuttora la leadership di mercato, del 9 per cento.  Le Americhe rappresentano oggi il 50% dei ricavi del gruppo Fiat. L'Europa, invece, rappresenta il 35% delle vendite, mentre Russia ed Estremo Oriente raggiungono a stento il 15%, una quota minima se paragonata alle dimensioni di quei mercati. Per di più il mercato europeo regredisce. La Fiat nel 2012 ha subito cali di consegne drammatici di vetture e veicoli leggeri, sia in Francia (-26%), sia in Italia (-20%), sia in Germania e Spagna (-11%).
L'unico mercato Ue in controtendenza è  la Gran Bretagna, dove la società ha aumentato le consegne dell'8 per cento.