Il gas naturale, storico punto di forza dell'Eni, rischia di diventare il suo tallone d'Achille. Il nuovo blocco del gasdotto Greenstream, dopo quello verificatosi qualche anno fa durante l'insurrezione che portò alla caduta del regime di Gheddafi, rappresenta un danno per i conti del gruppo. Ma il problema non è tanto e solo la Libia.


Se analizziamo il bilancio scopriamo che la divisione Gas & Power (vendite di metano e di energia elettrica) ha chiuso il terzo trimestre del 2013, cioè giugno, luglio e settembre, con una perdita operativa rettificata (adjusted) di 356 milioni, in peggioramento del 17% rispetto a quella dello stesso periodo dell'anno precedente. Ad aggravare i conti, da un lato il continuo deterioramento dei prezzi di vendita ai grandi clienti italiani per effetto di una domanda del gas sempre più debole in un mercato sempre più competitivo, dall'altro i margini negativi nella produzione di elettricità. La perdita netta rettificata della divisione si è attestata nel trimestre a 115 milioni, superiore di 50 milioni a quella dello stesso periodo dell'anno prima.
La situazione appare ancora più compromessa se osserviamo il bilancio dei nove mesi. La perdita operativa (rettificata) della divisione Gas & Power tra gennaio e semmbre di quest'anno ha di poco superato il miliardo di euro a fronte di un utile rettificato di 314 milioni nei nove mesi del 2012.  E la perdita netta (rettificata) ha raggiunto i 487 milioni contro i 559 di utile netto dello stesso periodo dell'anno precedente.
Nei nove mesi l'Eni ha venduto nel mondo 67,61 miliardi di metri cubi di gas naturale (-3,7%). La quota include tra l'altro i quantitati destinati all'autoconsumo, per la  maggior parte alla produzione di energia elettrica.  Le vendite sono in aumento in Italia per effetto delle "efficaci politiche commerciali intraprese", ma in calo del 15% in Europa. In particolare arretrano nella penisola iberica di oltre un miliardo di metri cubi per la cessione della partecipazione nella Galp, in Gran Bretagna di quasi 1,5 miliardi di metri cubi e in Benelux di 1,37 miliardi di metri cubi.
Sono invece in aumento le vendite spot di Gnl (Gas naturale liquefatto), in particolare sui mercati dell'Estremo oriente.
Il rinnovo dei contratti di importazione sottoscritti nel 2006 con la russa Gazprom ha dato più sicurezza agli approvvigionamenti energetici dell'Italia nel lungo periodo, ma ha vincolato l'Eni al sistema del take or pay, un istituto contrattuale molto rigido, in vigore da decenni, che impegna l'acquirente a ritirare dal venditore i quantitativi di gas pattuiti e che proprio nella seconda metà degli anni Duemila cominciava ad essere messo in crisi dal nascente mercato dello shale gas e delle partite spot di Gnl. Adesso l'Eni dovrà correggere la rotta, ma non sarà un'impresa facile, perché i contratti rinegoziati nel 2006 scadranno nel 2035 e fino ad allora l'arma che il gruppo potrà impugnare contro Gazprom, per contrastare le congiunture negative, sarà quella della revisione delle condizioni.