Oggi parliamo di debiti finanziari dei grandi gruppi al 31 marzo 2010 (dati R&S-Il Sole 24 Ore). Quelli di Telecom Italia, contratti in buona parte con la scalata della Olivetti di Colaninno, sono pari nel complesso a una volta e mezzo il suo capitale netto. Essi ammontano a 42 miliardi.



 Da questa cifra la Telecom detrae 6 miliardi di cassa, banche e titoli (ovvero di disponibilità liquide), 1,8 miliardi di crediti finanziari e 872 milioni di crediti finanziari non strumentali all'attività operativa. La società esibisce, così, un debito finanziario netto di 33,3 miliardi.
I debiti finanziari dell'Enel sono poco meno di una volta e mezzo il suo capitale netto. In valore assoluto sfiorano i 68,6 miliardi. L'esposizione dell'ex monopolista dell'elettricità è cresciuta per l'acquisizione del controllo del gruppo spagnolo Endesa. Dall'indebitamento totale l'Enel detrae 6 miliardi di cassa, banche e titoli e 10,5 miliardi di crediti finanziari. La sua posizione finanziaria netta ammonta a quasi 52 miliardi.
Passiamo alla Fiat. Tra i più grandi gruppi industriali quotati in Borsa, la casa automobilistica controllata dalla famiglia Agnelli è tra quelle con il più alto rapporto debiti/capitale netto: 247 per cento. Per ogni euro di capitale, la Fiat ne ha quasi due e mezzo di debiti. L'esposizione totale, al termine del primo trimestre 2010, è di 28,3 miliardi. L'esposizione netta scende invece a 16,8 miliardi. La società infatti abbatte dai debiti finanziari totali oltre 11 miliardi di cassa, banche e titoli.
Domanda: come mai un'impresa con oltre 28 miliardi di debiti finanziari mantiene in portafoglio 11 miliardi di disponibilità? Non sarebbe più logico impiegare questa somma a detrazione del debito? L'unica spiegazione possibile è che questa montagna di liquidità, pari a quasi il 40% dell'indebitamento finanziario totale del Lingotto, sia lì in via del tutto transitoria, al servizio del debito.
L'espozione totale dell'Eni ammonta a 23,7 miliardi. Ma si tratta di una cifra modesta in rapporto al capitale netto: neanche il 44 per cento. Non solo: l'indebitamento netto del gruppo petrolifero di Stato – di circa 21 miliardi – è di poco inferiore al suo indebitamento totale. La differenza è data da 2,5 miliardi di cassa, banche e titoli e da 169 milioni di crediti finanziari non strumentali all'attività operativa.
Concludiamo con Atlantia, la holding controllata dalla famiglia Benetton, cui fa capo la società Autostrade. L'indebitamento finanziario netto di Atlantia – di 9,6 miliardi – si discosta dal lordo di quasi 2,4 miliardi  (1,4 miliardi per disponibilità e quasi 1 per depositi vincolati a lavori in corso). La società ha debiti finanziari pari a oltre tre volte e mezzo il capitale netto, ma, per un monopolio naturale il cui margine operativo netto è pari al 43% del fatturato, un'esposizione di questo ordine di grandezza è assolutamente sostenibile.

Il debito di Atlantia origina peraltro dall'Opa effettuata, all'atto della privatizzazione di Autostrade, dalla famiglia Benetton.

Per acquisire il 30% della società, i Benetton investirono nel 2000, tramite Schemaventotto, 2,5 miliardi di euro (1,3 miliardi di mezzi propri e 1,2 di debito). Nel 2003, un veicolo controllato da Schemaventotto – NewCo28 – rilevò con un’Opa il 54% di Autostrade per 6,5 miliardi. Quindi NewCo28 incorporò Autostrade scaricandole il debito che aveva contratto per finanziare l’Offerta.
Per i Benetton l’operazione s’è chiusa a costo zero. Schemaventotto, tra il 2000 ed il 2009, ha prelevato da Autostrade 1,4 miliardi di dividendi, tutti generati da utili, e ha collocato in Borsa il 12% della stessa Autostrade con un incasso di altri 1,2 miliardi. Il totale fa 2,6 miliardi. Essa è in sostanza rientrata del debito, ha recuperato i mezzi propri e oggi la sua partecipazione in Autostrade vale 2,8 miliardi. Dal canto proprio Autostrade, nonostante l'alto livello di indebitamento, continua a produrre redditività elevata e profitti superiori ai dividendi.