Leggiamo insieme il rapporto ispettivo di Bankitalia sul Credito Cooperativo Fiorentino, dalla cui presidenza si è di recente dimesso il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, travolto dallo scandalo sulla cosiddetta loggia P3.



Scrivono gli ispettori della Vigilanza
"La banca non ha perseguito un progetto imprenditoriale coerente con gli obiettiti delineati nel piano strategico…che prevedeva in particolare una diversificazione degli impieghi e una crescita nel comparto delle famiglie. Le politiche creditizie in concreto adottate – focalizzate su clientela di grandi dimensioni- sono maturate all'interno di un assetto di governo incentrato sul presidente del consiglio d'amministrazione, privo di contraddittorio e di contrappesi, anche da parte dell'esecutivo, nonché di sostanziali controlli del collegio sindacale e delle strutture interne a ciò deputate".
Avete capito? Verdini era il padre-padrone della banca; altro che governo societario. E il suo potere era privo di contrappesi: non contavano niente né il consiglio né i sindaci né le altre strutture di controllo interno. Andiamo avanti.
"Dette politiche hanno comportato:
a) una forte concentrazione dell'erogato per settore economico e per singolo prenditore, ben oltre i limiti consentiti;
b) un sensibile deterioramento della qualità del portafoglio creditizio, nel cui ambito sono state rilevate diffuse anomalie;
c) la ricorrente presenza di operazioni in potenziale conflitto d'interessi, non sempre correttamente comunicato;
d) lacune nei processi organizzativi e di controllo, non adeguati alle dimesnioni e all'operatività aziendali;
e) il mancato esercizio, su numerose transazioni, dei prescritti controlli antiriciclaggio".
Partiamo dal primo punto: l'erogato, cioè gli impieghi, cioè in buona sostanza i finanziamenti non sono stati concessi con criteri di prudenza e, "nonostante i rilievi e i richiami formulati più volte in materia dall'organo di vigilanza", essi sono aumentati del 42% negli ulti tre anni, accrescendo il livello di concentrazione della banca. Al 31 dicembre del 2009, il 60% dei crediti erogati risulta concetrato nel settore edilizio-immobiliare. Non solo: gli impieghi riconducibili ai primi cinque gruppi di clienti assorbono il 160% del patrimonio di vigilanza (il patrimonio minimo che una banca deve avere, secondo gli accordi di Basilea, per far fronte ai propri impegni). Ma c'è di più: gli stessi impieghi salgono al 220%, cioè a più del triplo, "ove si tenga conto di ulteriori posizioni che presentano evidenti connessioni economiche con detti soggetti, non adeguatamente approfondite dalla banca".
Bankitalia lamenta, inoltre, di non aver ricevuto adeguate segnalazioni circa l'alto livello di concentrazione dei crediti che in taluni casi ha "ampiamente superato i limiti normativi". Tra questi i casi del gruppo Btp, di Riccardo Fusi e Roberto Bartolomei, e della Satrel-Forzieri.
In pratica, la banca ha finanziato la Btp Spa, le holding controllanti, facenti capo direttamente a Fusi e Bartolomei, e la società collegata Il Forte Spa come se si trattattase di entità separate e non invece di società appartenenti allo stesso gruppo di imprese.
Analogo il caso della Satrel-Forzieri e della Sumus Srl, finanziate come se si trattasse di due società differenti quando invece la prima controlla il 30% della seconda.
FINE DELLA I PUNTATA