Chissà se è mai esistito il pacco di azioni argentine di Bnl. La vicenda esplose nel giugno-luglio del 2007 mentre era in corso l’indagine del sostituto procuratore di Milano Luigi Orsi sulla fallita scalata di Unipol all’istituo di credito romano poi rilevato dalla francese Bnp Paribas.


Da un’interrogatorio era emerso che, durante un pranzo tra banchieri a casa dell’immobiliarista-editore Francesco Gaetano Caltagiore, si era discusso di un pacchetto di titoli Bnl riconducibile a degli argentini.
“Il Sole-24 Ore” scrisse a lungo dell’indagine della magistratura. Io e il collega Vincenzo Chierchia conducemmo un’appassionante inchiesta giornalistica in più puntate. Scoprimmo che prima dell’estate del 2004, l’anno che precedette il lancio dell’Opa da parte di Unipol, era stata costituita in modo occulto una partecipazione del 9,6% di Bnl. I titoli erano stati depositati su quattro conti dell’Ubs di Lugano. Tre erano intestati a società riconducibili a Francisco Macrì, detto l’Agnelli dell’Argentina, e a suo nipote Angelo Calcaterra, il quarto al finanziere inglese Alan Clore.
Macrì, Calcaterra e Clore avevano rastrellato nel complesso l’8% di Bnl. La restante quota faceva capo a NOME RIMOSSO SU RICHIESTA DELL’INTERESSATO AI SENSI DELLA LEGGE SUL DIRITTO ALL’OBLIO, un immobiliarista-finanziere siciliano che riuscimmo a intervistare nel giugno del 2007 poco prima che fosse…RIMOSSO…[Costui] ricostruì la storia del pacco argentino. Ci disse che nel 2005 aveva comperato l’1,6% di Bnl, attraverso Ubs di Ginevra; che l’acquisto era stato finanziato all’80% dalla stessa Ubs in cambio del pegno sulle azioni; e che i titoli erano stati depositati nella sede Ubs di Hong Kong.

Ma a incuriosirci fu soprattutto un particolare. NOME RIMOSSO a un certo punto ci spiegò di aver sottoscritto delle opzioni call collegate a un altro 6,5% di Bnl parcheggiato in Asia, il cui esercizio avrebbe permesso ai detentori del pacco argentino di raggiungere il 15% della banca. Le opzioni erano state emesse da un istituto italiano di cui non ci rivelò il nome, negoziate sul mercato americano e  acquistate da NOME RIMOSSO attraverso la Hong Kong and Shangai Banking Corporation (Hsbc), sede di Hong Kong.
La notizia ci fece sobbalzare. Questo 6,5% di Bnl custodito a Hong Kong era una novità assoluta. NOME RIMOSSO aveva appreso dell’esistenza di questo ulteriore pacco di azioni da Macrì, ma non ci seppe (o non ci volle) dire a chi appartenevano.
Orsi fece una rogatoria in Svizzera, ma Ubs rispose che delle società intestatarie delle azioni argentine di Bnl non v’era traccia nella sua contabilità, anche se nell’elenco di coloro che avevano depositato i titoli a una delle assemblee della banca il nome di Macrì c’era, lo avevamo visto con i nostri occhi.
Gli articoli del “Sole-24 Ore” non passarono inosservati. La storia dei titoli parcheggiati a Hong Kong fece tornare la memoria a un avvocato milanese che negli anni di Tangentopoli aveva difeso uno dei prestanome di Bettino Craxi, il quale gestiva il denaro delle tangenti attraverso una rete di società offhsore. Ne parlammo con Antonio Di Pietro, che aveva indagato sull’ex segretario del Psi da sostituto procuratore della repubblica di Milano. Di Pietro ci confermò che Hong Kong era stato uno dei buchi neri della sua inchiesta, che lì c’era uno dei conti più importanti riconducibili al Psi di Craxi, ma che ogni tentativo di rogatoria per saperne di più era clamorosamente fallito. Insomma, l’ipotesi che le azioni Bnl di Hong Kong potessero provenire dal tesoretto estero dell’ex Psi non era sorretta da alcun dato di fatto.
Riporto comunque un passaggio delle motivazioni della sentenza del processo per la maxitangente Enimont, di cui fu pubblico ministero Di Pietro. Leggiamola:

“La struttura del ‘sistema Troielli’ è stata descritta dall’avvocato Ruju, imputato di procedimento connesso. Egli ha dichiarato di aver creato, su richiesta di Gianfranco Troielli, un sistema di società e conti esteri caratterizzato dall’interposizione fiduciaria di persone fisiche e giuridiche, concretamente utilizzato per far affluire nella disponibilità di Troielli, nell’arco temporale compreso tra il 1983 e il 1992, ingenti somme di denaro. Le società sulle quali era strutturato il sistema erano costituite in Hong Kong, nelle isole Bahamas, in Gran Bretagna e nella Confederazione Elvetica. I conti correnti – intestati alle predette società, al Ruju medesimo o a terzi non individuati – erano costituiti in istituti di credito di Hong Kong, Singapore, Cayman Islands, Confederazione Elvetica, Bahamas, Liechtenstein.  Il sistema dei conti correnti può essere descritto distinguendo tra conti sui quali venivano effettuate le rimesse in denaro da parte dei soggetti eroganti, conti corrente base e conti correnti di destinazione. I primi, che Ruju definisce anche conti di transito, per quanto è dato conoscere, erano in essere presso la Shangai Banking Corporation di Hong Kong, intestati a società fiduciarie in Hong Kong da Ruju, nonché presso la Ubs svizzera, sedi di Chiasso e Lugano… Essi avevano la funzione di creare uno schermo tra le operazioni del richiedente e i conti su cui le somme di denaro sarebbero successivamente affluite…”
E più avanti: “Particolare rilievo presentano poi i versamenti di somme di denaro in forma occulta effettuati dall’imprenditore Stafforini, su richiesta di Bitetto e di De Toma, che agivano per loro stessa ammissione per conto del Psi e di Craxi, in relazione alle condotte corruttive consumate in ambito Enel/desolforazione. Nella specie, Safforini ha affermato di aver versato le tangenti Enel, nel 1990 e 1991, a favore di conti indicati dal De Toma. Tra di essi figura il conto….presso la Hong Kong Shangai Banking Corporation intestato alla Double Haven Co, che, secondo quanto emerge dalle dichiarazioni rese da Ruju e dalla documentazione dal medesimo prodotta, era una società fiduciaria costituita dallo stesso Ruju attraverso una trust company di Hong Kong….su specifico incarico di Troielli”. E qualche riga oltre: “….è emerso che su ordine di Pacini Battaglia sono state versate, negli ultimi mesi del 1990, su richiesta e indicazione di Balzamo, ingenti somme collegate al conto…presso la Ubs di Zurigo, facente parte del “sistema” costituito da Ruju per Troielli, e sul conto…presso la Hong Kong Shangai Banking Corporation, intestato alla Tash Kurgan Ltd, società fiduciaria costituita da Ruju…In particolare, con riguardo alla somma accreditata sul conto…presso la Hong Kong Shangai Banking Corporation, i movimenti bancari documentati da Ruju consentono di ritenere che essa, secondo lo schema consueto, sia stata trasferita sul conto base del sistema,…presso la Ubs di Lugano, nella disponibilità di Ruju e di Troielli, per poi confluire sui conti di destinazione nella disponibilità di quest’ultimo”.
Dell’avvocato Agostino Ruju, la figura più misteriosa del sistema delle tangenti all’ex Partito socialista italiano, non si seppe più nulla. Fu stroncato da un infarto in Thailandia nel gennaio 2001.
Nemmeno del pacco di azioni argentine di Bnl si seppe nulla. Secondo NOME  RIMOSSO fu apportato all’Opa di Bnp Paribas, e lì se ne sarebbero perse definitivamente le tracce.