I PUNTATA
Delle relazioni segrete tra Berlusconi e Putin e dei pesanti condizionamenti subiti dall'Eni per favorire l'ingresso della Gazprom sul mercato della distribuzione del metano  in Italia, Il Sole-24 Ore aveva già parlato con una serie di inchieste che ritornano d'attualità. La Gazprom è il colosso russo del gas naturale, eterodiretto dal Cremlino. Il presidente del consiglio di sorveglianza della Gazprom era allora Dmitry Medvedev, che poco tempo dopo sarà eletto presidente  della repubblica  al posto di Vladimir Putin. I retroscena dell'accordo all'Hotel Palace di Milano in un mio articolo del 2005.

II PUNTATA
La Centrex era il veicolo societario attraverso cui sarebbe dovuto passare l'accordo Eni-Gazprom. I russi inistettero fino all'ultimo per costruire l'intesa intorno a questa società. Poi rinunciarono. Ma ancora oggi non c'é chiarezza sulle loro vendite dirette di gas naturale sul mercato italiano. L'articolo sulla Centrex firmato da me e Roberto Bongiorni nell'ambito di in un'ampia inchiesta in tre puntate sulla Gazprom, fu pubblicata dal Sole-24 Ore il 28 giugno 2006 sotto il titolo "Quanti misteri sulle rive del Danubio". Emergevano inquietanti zone d'ombra sul ruolo di questa misteriosa holding domiciliata a Vienna.  
 
DAI NOSTRI INVIATI
VIENNA – Ha scatenato un'offensiva politico-industriale per sbarcare in Italia. Ma il veicolo scelto da Gazprom per acquisire una quota della distribuzione di gas nel nostro Paese – la Central Energy Spa – solleva vari interrogativi. La società è la parte finale di una cascata di holding che dalla Russia si perde nei paradisi fiscali del Lussemburgo, di Cipro e dell'Austria.
L'anello di congiunzione della catena è la Centrex Europe Energy & Gas, una galassia di finanziarie e società operative domiciliata a Vienna, nella Wiedner Haupstrabe. La Centrex, principale azionista di Central Energy Italia, presenta una serie di anomalie. A cominciare dal suo atto di nascita. Consultando il registro delle imprese di Vienna, Il Sole-24 Ore ha scoperto che a fondare la società non è stata la Gazprom, ma l'uomo d'affari austriaco Robert Nowikovsky, ebreo d'origine russa, che ha trafficato con Mosca fin dai tempi dell'Urss. Gazprom vi è entrata dopo, tramite una finanziaria cipriota, la Centrex Group Holding, che oggi ne possiede la maggioranza.
Ricostruiamo l'operazione. Il 3 gennaio 2003 Nowikovsky certifica davanti a un notaio lo statuto, il capitale e gli organi sociali della Jurimex Energy & Gas Development. Scopo dell'azienda, si legge nei documenti, «è lo sviluppo e lo sfruttamento di impianti per la produzione di gas, energia e canali di distribuzione; la realizzazione di contratti di fornitura di energia e gas; il commercio e la distribuzione di prodotti petroliferi e metano, nonché l'intermediazione di contratti di vendita, acquisto e compravendita». Il capitale, di 70mila euro, è posseduto da Nowikovsky. Il 15 gennaio 2003 la Jurimex Energy & Gas Development entra nel registro delle imprese. E il 21 novembre l'assemblea straordinaria ne delibera il cambio della ragione sociale in Centrex Europe Energy & Gas (Ceeg). Al termine dell'operazione, socio di maggioranza assoluta della Ceeg risulta una finanziaria di Cipro, la GH Gas Holding, a cui Nowikovsky gira l'80 per cento. Al riparo della società cipriota c'è di sicuro Gazprom, anche perché, contestualmente, nel consiglio di gestione della Ceeg entra con poteri di firma John Skinner, un manager del colosso russo, oggi alla guida della galassia austriaca e amministratore unico di Central Energy Spa.
Nowikovsky è eletto presidente del consiglio di sorveglianza della Ceeg, di cui mantiene il 20% sia direttamente sia attraverso la RN Privatstiftung, una fondazione privata a lui riconducibile.
Questi cambiamenti avvengono negli stessi giorni in cui due funzionari di Gazprom inviati in Italia dal capo della compagnia, Alexej Miller, incontrano all'Hotel Palace di Milano l'ex amministratore delegato dell'Eni Vittorio Mincato («Il Sole-24 Ore», 4 novembre 2005). È qui che i russi comunicano a Mincato il nome del partner con cui intendono operare in Italia nella distribuzione del gas: Bruno Mentasti Granelli, l'ex industriale delle acque minerali San Pellegrino, vicino a Silvio Berlusconi. L'Eni dovrebbe cedere a Gazprom, alla frontiera con l'Austria, 2 miliardi di metri cubi del suo metano che i russi rivenderebbero nel nostro Paese al dettaglio, in società con Mentasti. In cambio la compagnia del "cane a sei zampe" otterrebbe il prolungamento dal 2017 al 2027 dei suoi contratti d'importazione di gas. Prende così forma a Vienna, all'inizio del 2004, la Centrex Energy Italien Gas Holding – l'articolazione italiana della Ceeg – di cui Mentasti sottoscrive il 33% tramite Hexagram I e Hexagram II. Questa a sua volta dà vita, a Milano, alla Central Energy Spa.
L'intesa con Eni, tuttavia, non andrà in porto. A bloccarla, per ragioni che nulla hanno a che fare con la scarsa trasparenza della "catena", sarà l'Antitrust italiana, per problemi connessi alla concorrenza. Sarà il nuovo amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, a riannodare i fili della trattativa con Gazprom, tuttora in corso.
Nel frattempo la Ceeg viene ricapitalizzata fino a 2 milioni di euro e la sua struttura ampliata con uffici in Austria, Russia, Svizzera e Cipro. L'aumento di capitale, deliberato il 21 settembre 2004, è sottoscritto al 20% dalla fondazione RN di Nowikovsky e all'80% da una nuova finanziaria cipriota – Centrex Group Holding – che, attraverso la lussemburghese Idf, riconduce ancora una volta a Gazprom. Nella compagine della Ceeg entra anche la Zmb, controllata tedesca di Gazexport. Quest'ultima, che si occupa delle vendite estere di Gazprom, è diretta da Alexander Medvedev, manager di punta del gigante russo. Ora non vi sono più dubbi: Nowikovsky ha fatto solo da apripista. La Ceeg è sotto il dominio di Mosca ed è pronta a offrire strutture di distribuzione sul libero mercato europeo dell'energia, a fare trading con il gas proveniente da Russia, Kazakhstan e Turkmenistan e a partecipare a progetti d'investimento per l'estrazione di metano in Asia Centrale. Sempre nel 2004 la Ceeg rafforza la presenza in Austria rilevando un quarto del capitale della Gwh, jont venture tra Gazprom e Omv (il maggior gruppo petrolifero austriaco).
Ma chi è davvero Robert Nowikovsky? Su di lui le notizie sono scarne, introvabili le immagini. È un cinquantenne che ha fatto affari commerciando prodotti petroliferi e metalli con l'ex Urss. Attraverso la Jurimex Kommerz Transit, a partire dal '91, è stato con il fratello Jerri uno dei primi fornitori delle raffinerie bielorusse, a cui ha rivenduto greggio acquistato in Russia. Non a caso è accreditato di un'amicizia con il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, sanzionato dagli Stati Uniti per violazione dei diritti umani con l'impedimento a viaggiare sul territorio americano e con il congelamento di tutti i suoi beni finanziari oltre Oceano. La stessa Jurimex Kommerz Transit è stata azionista della Baltic Holding, la cui maggioranza era posseduta, fino allo scorso anno, da Gazprombank. E lo stesso Nowikovsky è considerato vicino all'ex numero uno di Gazprombank Andrey Akimov. Il legame tra i due risale agli anni in cui Akimov era amministratore delegato della Imag, una società austriaca acquirente di petrolio russo della quale Medvedev è stato direttore prima di passare a Gazprom.
La medesima Jurimex, con i fratelli Nowikovsky, è finita nell'inchiesta che ha travolto nel '99 Pavlo Lazerenko, l'ex primo ministro ucraino condannato per riciclaggio a Ginevra e incarcerat
o e condannato per lo stesso reato a San Francisco. E presso la Jurimex è domiciliata una società registrata ai Caraibi – la Getex – chiamata in causa dal settimanale austriaco «Format» e dal quotidiano «Jerusalem Post», nel 2005, per lo scandalo su un presunto dirottamento di denaro a una fattoria dell'ex premier israeliano Ariel Sharon.
Di certo c'è che la presenza russa a Vienna (non solo di Gazprom) è in crescita grazie all'anonimato che il Paese assicura a chi voglia condurre affari nell'ombra. E che il mercato del gas è battuto da sedicenti imprenditori che in Austria trovano accoglienza al riparo di banche compiacenti, come quel Dmitry Firtash, ucraino, socio di RosUkrEnergo, sospettato di essere in società con Igor Fisherman (ricercato negli Usa con Semion Mogilevich per truffa). Questi fatti cominciano a destare imbarazzo in certi ambienti politici austriaci. E dovrebbero far aprire gli occhi al Governo italiano, il cui presidente del Consiglio, Romano Prodi, nel recente incontro a Mosca con il presidente russo, Vladimir Putin, ha gettato le basi di un'intesa politica tra i due Paesi nel settore del gas. Tale intesa dovrebbe spianare la strada all'ingresso dell'Eni in Russia nella produzione di idrocarburi e all'ingresso di Gazprom in Italia nella distribuzione di metano. L'operazione è delicata perché il colosso di Mosca è il nostro primo fornitore di gas e la sicurezza delle forniture presuppone la trasparenza dei rapporti tra le parti. Ciò che la catena di holding imperniata intorno alla Ceeg non è in grado di garantire. Per fugare ogni sospetto basterebbe che Gazprom operasse in Italia con una sua consociata posseduta al 100% dalla capogruppo di Mosca. Senza l'ombra di intermediari e prestanomi.

III PUNTATA
Le informazioni pubblicate da WikiLeaks sui presunti rapporti d'affari tra Berlusconi e Putin nel settore del gas non  rappresentano una novità per i giornali italiani. Le informative riservate dell'ambasciata americana a Roma, divulgate dal sito internet di Julian Assange, affrontavano questioni che "Il Sole-24 Ore"  aveva ampiamente sviscerato già cinque anni addietro. L'accordo Gazprom-Mentasti, per l'ingresso del colosso russo sul mercato italiano del metano, aveva fatto scandalo nel 2005. I misteri della Centrex, la honding viennese cui faceva capo la società partecipata da Mentasti, erano stati ben documentati dal "Sole-24 Ore", che aveva denunciato l'opacità della trattativa e il tentativo di mettere l'allora amministratore delegato dell'Eni, Vittorio Mincato, di fronte al fatto compiuto.  Nessuno riuscì a spiegare perché il più grande conglomerato russo, eterodiretto dal Cremlino, per concludere un accordo con l'Eni in Italia volesse ricorrere alla partnership con un ex industriale delle acque minerali come Bruno Mentasti che poteva sbandierare come unica referenza l'amicizia con Silvio Berlusconi. La domanda che dobbiamo farci è se, accanto alle informazioni che l'ambasciata Usa andavano ricavando dalla stampa, non sia stata sviluppata a Washington un'attività di intelligence per capire fin dove stessero spingendosi Putin e Berlusconi. Mentasti alla fine restò fuori dell'accordo Eni-Gazprom, così pure la Centrex, ma come contropartita alla rinegoziazione dei contratti di importazione di gas l'Eni fu costretta a concedere ai russi il via libera all'ingresso diretto nel nostro paese. Il nodo della questione è tutto qui. Era inevitabile questa concessione? Avvenne in termini favorevoli per l'Eni? C'era un convitato di pietra nella tratttiva? Da quel momento i contatti personali tra Berlsusconi e Putin andarono intensificandosi con grande irritazione della Casa Bianca, e mai il presidente del Consiglio è andato a riferire in Parlamento di queste sue relazioni di politica estera.