UniCredit è il gruppo bancario italiano con il più alto livello di crediti deteriorati: quasi 35 miliardi di euro al termine del primo semestre 2010.


 Il 43% di questo importo è rappresentato da sofferenze, vale a dire crediti inesigibili, mentre il 38% è costituito da incagli, cioè da crediti resi inesigibili da una crisi temporanea del debitore che potrebbero disincagliarsi o trasformarsi a loro volta in perdite.  Dietro UniCredit, da cui nelle scorse settimane s'è dimesso con gran clamore Alessandro Profumo, c'è la banca creata da Giovanni Bazoli, Intesa Sanpaolo, di cui è amministratore delegato Corrado Passera. Intesa Sanpaolo, capofila della finanza cattolica, ha quasi 21 miliardi di crediti deteriorati, con il 47% di incagli e il 30% di sofferenze. Sta decisamente meglio del suo diretto concorrente. In terza posizione brilla, si fa per dire, il Monte dei Paschi, la banca da cui proviene l'attuale presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari. Il quale – ricordiamolo – spese senza batter ciglio 9 miliardi di euro nell'autunno del 2007 per acquistare la tanto contesa Banca Antonveneta dallo spagnolo Banco di Santander. Chissà se n'è pentito. Monte dei Paschi oggi ha crediti deteriorati per 11,3 miliardi, rappresentati per il 38 % da incagli e per il 44% da sofferenze.  Al quarto posto di questa poco lusinghiera classifica fa capolino il Banco Popolare. Il gruppo che riunisce Popolare di Verona, Popolare di Novara e Banca Popolare Italiana ha crediti deteriorati per 9,2 miliardi, di cui il 51% di incagli e il 27% di sofferenze. Per chi avesse la memoria corta, Popolare di Novara è la banca che sotto la guida di Piero Bongianino, travolto da Tangentopoli nel 1993, è passata alla storia per i suoi finanziamenti alla Sasea e alle sue scorribande finanziarie,  mentre la Bpi c'è passata per le prodezze del suo ex amministratore delegato, Gianpiero Fiorani, le cui gesta la Guardia di Finanza immortalò nelle intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura di Milano che ravvivarono la stampa italiana nell'estate del 2005.  Occupa la quinta posizione Ubi Banca, l'Unione di Banche Italiane, un altro agglomerato di istituti cattolici quali la Popolare di Bergamo, il Banco di Brescia e la Banca Lombarda. Dei 4,8 miliardi di crediti deteriorati del gruppo Ubi, il 40% sono incagli e il 34% sofferenze.
Ricapitolando:  Monte dei Paschi e, a un'incollatura, UniCredit sono le banche con la più alta incidenza di sofferenze sul totale dei crediti deteriorati. Sono invece campioni di incagli, nell'ordine, Banca Popolare di Milano (con il 60% rispetto al totale dei crediti deteriorati),  Banca Popolare dell'Emilia Romagna o Bper (con il 53%), seguita da Banco Popolare e Intesa Sanpaolo.  Sul balzo in avanti degli incagli tra il 2008 e il 2009 pesa anche la moratoria del governo, la possibilità accordata alle piccole e medie imprese di posticipare di 270 giorni il pagamento di mutui e leasing solo per la quota in conto capitale. Bisogna vedere quante delle imprese che hanno usufruito della moratoria torneranno a rimborsare i crediti con regolarità allo scadere del provvedimento.