Bene ha fatto Giuliano Pisapia a chiudere il centro di Milano al traffico automobilistico per permettere ai milanesi di respirare, almeno per qualche ora al giorno. Bene ha fatto il Sindaco, di fronte a un’emergenza ambientale così prolungata, ad ignorare la destra becera e leghista e i ceti sociali che la sostengono, sempre pronti a strillare contro ogni misura restrittiva della mobilità individuale, come se i loro polmoni fossero d’acciaio. E’ però un fatto che le iniziative promosse dalla giunta di Milano per contrastare l’inquinamento si siano rivelate, a distanza di anni, inefficaci. L’avere puntato su nuove linee metropolitane, sul potenziamento dei mezzi di superficie, l’avere sensibilizzato i cittadini all’uso dei mezzi pubblici e di auto e bici in condivisione, sono meriti che vanno senz’altro riconosciuti a Palazzo Marino. Alla giunta è tuttavia mancato il coraggio politico necessario per prendere di petto il problema. Interrompere la circolazione dalle 10 alle 16 significa consentire a coloro che si recano sul posto di lavoro in auto di continuare a farlo liberamente. Infatti le concentrazioni di polveri sottili restano elevate. Non è più il tempo delle mezze misure. I cambiamemti climatici e i danni alla salute provocati dall’inquinamento nelle grandi città impongono scelte drastiche e talvolta anche impopolari, che questa giunta come tutte le altre non è stata capace di assumere. E’ inutile girare intorno al problema: il blocco orario del traffico è un palliativo; gli autoveicoli, chi più chi meno, sono tutti inquinanti, a parte quelli elettrici, ancora poco diffusi. La polizia municipale, piuttosto che colpire chi ostacola il traffico con soste in doppia fila o piuttosto che occuparsi di regolare il carico e scarico delle merci nelle ore diurne, è stata tenuta impegnata per mesi nella lotta contro il graffitismo, che con tutto il rispetto è l’ultimo dei problemi di Milano. Il tema vero, su cui chiamare a raccolta i cittadini, è la chiusura dei centri urbani alle auto private, tanto per cominciare quelle alimentate a benzina e a gasolio. Una chiusura drastica, totale, che richiederebbe interventi strutturali e una politica di indirizzo e di prevenzione da parte del governo, il cui presidente del consiglio, invece, ostenta amicizie con top manager di imprese automobilistiche e di compagnie petrolifere.
Sono sconsalanti i discorsi dell’amministrazione Pisapia sull’area C, il cui unico effetto pratico è quello di rimpinguare le casse del Comune. Un fiume di macchine scorre ininterrottamente dalle sette del mattino lungo la cerchia dei navigli (per non parlare della cerchia delle mura spagnole e della circonvallazione esterna): auto di piccola come di grossa cilindrata, spesso con a bordo una sola persona. I 5 euro richiesti agli automobilisti per l’attraversamento dei “varchi” videocontrollati del centro sono un deterrente inefficace. Eppure Pisapia si ostina a rivendicare l’area C come un successo.
L’approccio di questa giunta ai problemi del traffico è vecchio, anche perché non tiene conto di un altro fattore non meno problematico per la salute e il benessere dei cittadini: l’inquinamento acustico. Milano è una città assordante, soprattutto in certe zone e nelle ore di punta: lo è per la quantità di auto in circolazione, ma anche per altri motivi (traffico ferroviario, aeroportuale, attività produttive e impianti a funzionamento continuo non a norma, e così via). Ed è dimostrato con certezza che l’esposizione dell’uomo ai rumori può creare danni non meno gravi di quelli provocati dallo smog.