Della maxitangente che sarebbe stata versata per l’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi – questione riproposta durante l’ultima puntata di Report –  la stampa aveva scritto ampiamente nel gennaio 2013. La Procura di Siena stava indagando già all’epoca su una provvista finanziaria di 2 miliardi di euro che sarebbe stata costituita presso un istituto di credito estero. Come riferirono i giornali quasi due anni fa, i 9 miliardi pagati da Mps per Antonveneta sarebbero stati erogati in due tranche su conti distinti: 7 miliardi direttamente al Banco Santander di Emilio Botin, il banchiere dell’Opus Dei, il cui plenipotenziario per l’Italia, Ettore Gotti Tedeschi, sarà poi nominato da papa Ratzinger presidente dello Ior, e 2 miliardi su un conto di una banca inglese che sarebbe stato nella disponibilità dello stesso Santander. Va ricordato che Antonveneta, dopo la fallita scalata della Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani, era stata rilevata dal gigante olandese Abn Amro, il quale nel 2007 era divenuto bersaglio di un’Opa ostile lanciata in modo congiunto da Royal Bank of Scotland, Santander e Fortis. Le tre banche, prima di annunciare al mercato la gigantesca Offerta pubblica di acquisto, avevano predisposto un piano di spartizione di Abn Amro, in base al quale Antonveneta era predestinata agli spagnoli del Santander; i quali, per abbattere il costo dell’operazione, sottoscrissero con Mps il contratto di vendita di Antonventa, mentre l’Opa era ancora in corso.
A questo proposito, scartabellando vecchie carte, ho trovato un documento di qualche pagina che mi fu consegnato a Siena da una fonte che aveva analizzato la vicenda Antonveneta e presentato degli esposti alle autorità di controllo. Da questo documento risulta che l’operazione Antonveneta costò poco più di 9 miliardi corrisposti direttamente ad Abn Amro, ma che il Monte si accollò anche il passivo che la stessa Antonveneta presentava al momento della vendita. Mps dovette infatti sostituire le linee di finanziamento (credit facility) che Abn aveva accordato ad Antonveneta per un importo complessivo di 7,5 miliardi. Il totale raggiunse l’iperbolica cifra di 17miliardi-7milioni-760mila-687 euro e 52 centesimi (17.007.760.687,52 euro).
Il Monte effettuò otto bonifici, così ripartiti (vedi anche L’Espresso del 7 dicembre 2012):
1) 9.267.652.631,96 di euro a favore di Abn Amro Bank Amsterdam (30/5/2008);
2) 2.500.000.000 di euro a favore di Banco Santander Madrid (30/5/2008);
3) 1.500.000.000 di euro a favore di Banco Santander Madrid (31/3/2009);
4) 67.392.291,67 di euro a favore di Banco Santander Madrid (31/3/2009);
5) 1.000.000.000 di euro a favore di Banco Santander Madrid (30/4/2009);
6) 49.347.361,11 di euro a favore di Banco Santander Madrid (30/4/2009);
7) 2.500.000.000 di euro a favore di Abbey National Treasury Service Plc Londra (30/4/2009);
8) 123.368.402,78 di euro a favore di Abbey National Treasury Service Plc Londra (30/4/2009).

Ricordo anche l’intercettazione di una telefonata da parte della squadra mobile di Roma tra Giulio Tremonti e il suo socio di studio Dario Romagnoli, in cui l’ex ministro dell’Economia mostrava di credere all’ipotesi di una maxitangente “rossa” per l’operazione Antonveneta, che sarebbe stata riscossa da esponenti del Pd.