Atac, l’azienda concessionaria del traporto pubblico di Roma capitale, è per l’ennesima volta sotto la lente della magistratura. Stavolta a indagare è la Procura di Teramo.

Gli inquirenti hanno attenzionato per abuso d’ufficio l’ex direttore centrale delle operazioni Roberto Monichino. Mi ero occupato di lui nell’aprile 2016 in un servizio per “L’Espresso” sullo scandalo delle manutenzioni di Atac. L’articolo aveva fatto infuriare l’allora amministratore unico della società capitolina, Armando Brandolese, e l’allora direttore generale, Marco Rettighieri. In un comunicato ero stato accusato di “gettare una nube diffamatoria” sull’alta dirigenza di Atac. In osservanza ai “principi di legalità ed integrità”, il vertice dell’azienda si era  solennemente impegnato ad avviare “una apposita commissione di inchiesta le cui risultanze” sarebbero state “portate all’attenzione delle sedi competenti”. Ci piacerebbe sapere quante volte s’è riunita questa commissione interna e a quali conclusioni è giunta.

Nel frattempo Monichino è stato messo sotto indagine da un pm di Teramo. L’inchiesta giudiziaria ruota intorno alla società abruzzese Gommeur fornitrice delle gomme di ricambio degli autobus della capitale. Le prestazioni di Gommeur sono lievitate a 16,7 milioni contro un valore contrattuale di 8,8 milioni. La Procura abruzzese accusa Monichino, all’epoca dei fatti responsabile dei servizi di superficie di Atac, di avere spinto per il rinnovo del contratto con Gommeur nonostante le criticità rilevate da uno studio legale che era stato consultato da Atac.